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Expo We

We is not only me.
Una rete mondiale di donne per "Nutrire il pianeta"

Le ambassador

Le donne del mondo, di ogni cultura e Paese, sono invitate a partecipare a WE. Fra loro, le figure di spicco della letteratura e della scienza, dell’arte e della politica, dell’imprenditoria e della comunicazione, sono le Ambasciatrici WE, che diffondono e testimoniano l’importanza di fare rete, in un unico grande WE, “noi”.

Saba Al Mobaslat

Direttore generale di Save the Children, Giordania

"“Expo Milano è l’arena universale in cui tanto il settore privato quanto qualsivoglia innovatore sono chiamati a dimostrare che esistono soluzioni economiche, nonché efficaci nel lungo periodo, alle problematiche mondiali attuali, in nome di un approccio fortemente creativo.” "

“Nutrire il Pianeta, energia per la vita”. Il tema di Expo 2015 è strettamente legato al mondo femminile. In che cosa le donne possono fare la differenza?

 

Le donne compongono circa la metà della popolazione mondiale, e sono convinta che, a meno che non ci venga subito accordata la facoltà di sollevare questioni legate alla nutrizione oltre che alla nostra stessa esistenza, noi tutte lotteremo fino allo stremo in ogni angolo del pianeta per ricercare un punto di equilibrio. Si tratta di migliorare la qualità delle nostre vite e di quelle dei nostri figli. Nella cultura mediorientale cui io appartengo, le donne faticano per acquisire un’autorità pari a quella maschile nella gestione delle decisioni rilevanti per il futuro loro e della prole. Dunque ritengo che lo sforzo congiunto del settore privato, delle associazioni internazionali e della comunità dei donatori debba avere lo scopo comune di dare alle nostre risorse la giusta destinazione. Investire nelle donne significa dare speranza a un mondo migliore.

 

Sui temi della sostenibilità e della nutrizione, qual è il tema chiave per le donne: maggiore accesso alle risorse economiche, diritto all’istruzione, parità e potere politico? 

 

Credo che le tre macro-aree siano tutte ugualmente importanti. È necessario capire che quando s’investe su un segmento sostanziale della popolazione mondiale – nella fattispecie, le donne – non è possibile garantire loro un’istruzione per poi negargli l’accesso paritario al credito. Così come non ha senso creare delle opportunità lavorative tagliate su misura al femminile quando mancano le politiche relative all’istruzione, per non parlare delle risorse economiche, necessarie a permettere loro di beneficiarne. Come vedi, sono tre realtà del tutto complementari e interdipendenti. Dopo ventidue anni di esperienza diretta sul campo, ho imparato che la gente non vive confinata in dei progetti né tantomeno in settori così chiaramente circoscritti. La natura degli uomini è profondamente olistica, e olistico dev’essere il nostro approccio all’ideazione di strategie e interventi, a cominciare proprio dall’istruzione. Una donna istruita è in grado di tutelare e rivendicare il proprio diritto a un’eguale partecipazione a ogni aspetto della vita pubblica e privata: mi riferisco alle opportunità economiche, ai ruoli politici e all’attivismo sociale. L’istruzione è la chiave di volta per cambiare il mondo, un fattore fondamentale per consentire alle donne di sfruttare al meglio ogni occasione, per sé e per i propri figli.

 

La lotta alla malnutrizione, al pari dell’educazione a una sana alimentazione, è una delle principali missioni di Save the Children. A tale proposito, come ritieni che Expo Milano 2015 possa darvi man forte?

                                                                                                      

La speranza è che questa manifestazione sia in grado di fornire risposte durature a noi addetti ai lavori, sempre in lotta per conferire maggiore potere alle donne. È giunto il momento per Expo di mostrare a un pubblico mondiale una serie di soluzioni non economicamente dispendiose, ma semmai accessibili e valide. Ai miei occhi, ciò costituirà un’autentica rivoluzione nel nostro modo di lavorare. Expo Milano è l’arena universale in cui tanto il settore privato quanto qualsivoglia innovatore sono chiamati a dimostrare che esistono soluzioni economiche, nonché efficaci nel lungo periodo, alle problematiche mondiali attuali, in nome di un approccio fortemente creativo. È questa la mia fiducia in Expo Milano 2015.

 

In Giordania, Save the Children promuove politiche mirate a una maggiore legittimazione del potere femminile, oltre che servizi di consulenza alle giovani madri su come nutrire i loro figli in modo ottimale. Puoi dirci qualcosa in più al riguardo?

 

Stiamo portando avanti una serie di iniziative sul campo; di norma, prendiamo le mosse da un elenco incredibilmente eterogeneo di aree povere e privilegiate del Paese, su cui interveniamo in base alle risorse disponibili. Va da sé che in alcuni casi non si tratta di reale mancanza di cibo, quanto di inesperienza su come combinare gli ingredienti a portata di mano per preparare un pasto nutritivo per il proprio bambino. A volte, avendo a che fare con giovani madri completamente analfabete, incontriamo qualche difficoltà. Ciò dipende dal fatto che, essendo loro incapaci di leggere e scrivere o magari private dell’accesso a Internet, non possono attingere ai mezzi d’informazione né tantomeno alle nozioni più elementari. E così noi dobbiamo rielaborare i nostri suggerimenti dal principio affinché risultino comprensibili dalle donne che versano in maggiori difficoltà. Personalizziamo il nostro approccio in base al credito di cui dispongono e al loro ambiente domestico, facendo sempre attenzione a considerare le loro risorse famigliari, il cibo di cui possono approvvigionarsi a basso costo e come poter ricavare un pasto nutriente da ingredienti basici. Quando si tratta di insegnare loro come prendersi cura di un neonato e avvicinarsi all’allattamento, le difficoltà vanno ben oltre una mera analisi dei costi; dobbiamo rieducare ogni donna  all’importanza di questa pratica, utile a rafforzare il legame fra loro e il bambino, nonché a trasmettergli un immediato senso d’amore e di contatto fisico che gli permetterà di crescere più in armonia con sé stesso, con un’emotività spontanea e una maggiore sicurezza.

 

Hai la possibilità di invitare a cena una donna per parlare del futuro del Pianeta. Chi sceglieresti?

 

Inviterei la donna più povera, ma più profondamente istruita, che ho incontrato nel campo profughi di Za’atari. A 39 anni, e con sei figli al seguito, si è trovata costretta a lasciare la Siria in cerca di asilo dopo che il marito era stato incarcerato dalle milizie nazionali. Prima di accettare di non poter più dipendere da un uomo che la sostenesse, ha dovuto affrontare un percorso mentale piuttosto complesso. In sostanza, si è ritrovata a essere la sola e unica responsabile dei propri figli. Eppure, non ha mai pensato di gettare la spugna. È ancora piena di speranza, tanto che tiene corsi di auto-consapevolezza rivolti alle donne. Invece che limitarsi ad accettare i nostri rifornimenti di cibo e assistenza, è stata lei a presentarsi da noi offrendosi di guidare delle sessioni dedicate alle capacità di recupero e auto-sussistenza femminili. Al momento figura fra le nostre collaboratrici al campo profughi, e ha dichiarato che: “Istruzione non significa soltanto la mia laurea di primo livello. L’istruzione è un mezzo indispensabile per non smettere mai di combattere in nome della speranza, perché chi ne è privo non può continuare a vivere”. In lei vedo l’esempio straordinariamente potente di una donna che, nonostante la sua vita sia andata distrutta, resta in piedi sulle proprie gambe senza demordere, cercando di essere una buona madre, un’attivista utile alla comunità e una collaboratrice di Save the Children.