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Expo We

We is not only me.
Una rete mondiale di donne per "Nutrire il pianeta"

Le ambassador

Le donne del mondo, di ogni cultura e Paese, sono invitate a partecipare a WE. Fra loro, le figure di spicco della letteratura e della scienza, dell’arte e della politica, dell’imprenditoria e della comunicazione, sono le Ambasciatrici WE, che diffondono e testimoniano l’importanza di fare rete, in un unico grande WE, “noi”.

Simonetta Agnello Hornby

Scrittrice, Italia

"Per me è essenziale evitare lo spreco. In cucina poi è peccaminoso."

Qual è il suo rapporto con la cucina?
 
Non c’è nessuna scienza che mi dice che è vero, ma quando uno cucina deve avere dei buoni pensieri, deve pensare che quel cibo non brucia, che è buono, deve pensare a chi lo mangia… io credo in queste cose. Quando cucino per ospiti che non voglio, cucino da schifo. Mi cadono le cose in terra, non ne avete idea, una vergogna. Devo intrattenerli perciò non ho scelta così metto le dita dentro al cibo mentre cucino, sbaglio le misure di sale… Capita raramente, ma succede. Ora che ho capito i miei limiti, invito a cena fuori chi non desidero intrattenere veramente. Piuttosto pago, ma a casa nostra, se qualcuno non mi piace, non entra.
 
Qual è la sua ricetta per la sostenibilità, uno dei temi principali di Expo Milano 2015?
 
Per me è essenziale evitare lo spreco. In cucina poi è peccaminoso. Si spreca enormemente, in tutto il mondo. Le statistiche dicono che potremmo nutrire il pianeta tre, quattro volte per vari anni con tutto quello che si spreca. Non so quanto sia vero, ma so che non è giusto. Perché lo facciamo? Da un lato perché siamo stupidi e quando ci invitano ad acquistare “due cose al prezzo di una” le compriamo anche se non possiamo raddoppiare i pasti. È una forma di pigrizia, accade perché non ci soffermiamo a pensare al cibo. Io sono abituata alla Sicilia in cui si pensa cosa si cucina oggi e per oggi si pensa anche a domani. Per esempio, se si fa il riso, si dice “ne faccio di più perché domani prepariamo gli arancini”. Se si cucinano gli spinaci, si dice “ne lasciamo un po’ perché domani li mettiamo con la pasta sfoglia”. Così non si getta niente. Ora poi che siamo tutti dotati di freezer non c’è motivo di buttare nulla. Io ho imparato per esempio a tenere da parte i resti delle verdure e ogni venerdì faccio la minestra. Ogni volta è una sorpresa: è bello cucinare una minestra che non sappiamo come viene. E poi c’è sempre il pomodoro che aggiusta tutto.
 
C’è una cultura del nutrimento che passa attraverso le donne. Qual è un suo ricordo personale, del suo Paese, legato al cibo? 

A Palermo, dove sono nata, mangiare è una faccenda molto seria. Dovrebbe esserla per tutti perché noi siamo umani proprio perché mangiamo ciò che cuciniamo, piantiamo o uccidiamo. L’essere umano è umano perché cucina. Mangiare a Palermo è importantissimo perché noi abbiamo la cucina di strada. Palermo è la prima città europea nelle graduatorie delle cucine di strada. E che civiltà, la cucina di strada! È anche povertà, perché i poveri non avevano la legna per cucinare o l’olio e perciò mangiavano per strada. Io quando arrivo a Palermo cammino dal Politeama alla stazione e ritorno. All’andata mi prendo un pane panelle, tornando indietro un cono gelato. Poi finalmente mi sento a casa.
È la cosa più bella del mondo perché, pensiamoci, tutti i sensi sono coinvolti nel cono gelato: la vista, se fatto solo di un gusto, e la forma, se i gusti sono due o tre. È bellissimo. L’olfatto, perché i coni odorano di limone. Poi il gusto, ovviamente, e il tatto, quando lo si tiene in mano, per non parlare dell’udito. Quando si arriva alla fine il cono “scrocchia" che è una meraviglia. 

Per conoscere meglio la nostra Ambassador Simonetta Agnello Hornby leggi anche l’intervista pubblicata sul magazine ExpoNet