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Celiachia, una guida per riconoscerla

Entro il 2050 le persone celiache sul Pianeta saranno 90.000.000, la maggior parte donne. L’impegno dell’Associazione Italiana Celiachia è aiutare le pazienti celiache a riconoscersi anche in presenza di sintomi non classici.

La celiachia è la più frequente intolleranza alimentare a livello globale. La prevalenza in Europa nella popolazione adulta è pari all’1% con un intervallo di variabilità che va dallo 0.2% della Germania al 2-3 % della Finlandia e della Svezia. Stesso dato interessa anche altri Paesi del Mondo come ad esempio l’India. Negli Stati Uniti la prevalenza si assesta intorno all’1% come in Europa, scende intorno allo 0.6% e 0.8% rispettivamente in Centro America e in Sud America per fermarsi allo 0.5% del continente oceanico. Un’area geografica del Pianeta caratterizzata da forte disomogeneità è l’Africa: i dati della prevalenza variano tra lo 0.5% dell’Egitto e l’1% della Libia, ma troviamo anche la popolazione con la più alta prevalenza di celiachia al mondo, i Saharawi (5-6 % nell’area di confine tra Mauritania, Marocco e Algeria). Ciò può essere attribuito sia all’elevato consumo di alimenti contenenti glutine (cous-cous) sia a una genetica favorevole con alta prevalenza in questa popolazione di geni HLA predisponenti. Per molto tempo la celiachia risultava essere un problema esclusivo dei Paesi occidentali, ma oggi, come dimostrano i dati, sappiamo che non è più così. Alcuni fattori e in particolare la globalizzazione dei consumi alimentari – un fattore ambientale – hanno reso la celiachia una delle patologie croniche più diffuse, con frequenza in tutto il Mondo.

 

In Italia sono oltre 280.000 le donne che ancora non sanno di essere celiache. La celiachia è una patologia che colpisce le donne il doppio degli uomini. I dati dell’ultima edizione della Relazione al Parlamento sulla Celiachia, a cura del Ministero della Salute, ci dicono che appena 115.000 donne hanno ricevuto la diagnosi: la celiachia, però, con una prevalenza dell’1% sulla popolazione italiana e un rapporto uomo-donna stimato pari a 1 a 2, a oggi interesserebbe in totale circa 400.000 pazienti donne, un numero proporzionalmente in aumento con la crescita della popolazione. Il rapporto uomo-donna misurato in Italia potrebbe ragionevolmente rappresentare una caratteristica a livello planetario, a causa dei fattori intrinseci al sesso femminile, che in genere è maggiormente predisposto alle patologie di tipo immunitario.

 

Come Associazione il nostro obiettivo” – afferma Elisabetta Tosi, Presidente dell’Associazione Italiana Celiachia Onlus e ambasciatrice di Women For Expo – “è far emergere l'iceberg sommerso di pazienti che non tollerano il glutine, perché una volta avuta una diagnosi certa si può stare finalmente meglio”.

In particolare, per quanto riguarda il genere più colpito dalla patologia, il Comitato Scientifico di AIC sta lavorando al Progetto “Donna: osteoporosi, anemia, fertilità e gravidanza”, un approccio nuovo alla diagnosi, con l’obiettivo di sensibilizzare le donne a rischio che presentano sintomi non classici della celiachia, tra cui l’anemia, l’infertilità, la menopausa precoce, alcuni problemi in gravidanza e l’osteoporosi. Spesso non è facile riconoscere la celiachia all’origine di questi sintomi e le pazienti sfuggono alla diagnosi, perdendo la possibilità di comprendere la causa dei loro problemi di salute e curarli con l’unica terapia ad oggi conosciuta: l’eliminazione del glutine dalla dieta per tutta la vita.

 

Per aiutare le donne a “riconoscersi” e capire se sono celiache pur non presentando i sintomi classici della celiachia, AIC ha messo a disposizione gratuitamente la Guida Donna&Celiachia scaricabile da tutti attraverso il sito web dell’Associazione www.celiachia.it/donnaeceliachia

Lanciata ufficialmente l’8 Marzo, Giornata Internazionale della Donna, la guida è attualmente in formato digitale ma per il futuro è prevista anche una versione cartacea.

 

Attraverso testi semplici e infografiche, la guida descrive tutte quelle condizioni per cui una donna dovrebbe sospettare di essere celiaca e rivolgersi al proprio medico per eseguire gli accertamenti diagnostici del caso. Fondamentale resta l’obiettivo di far emergere dall’ombra le sette pazienti su dieci ancora ignare della loro condizione e esposte alle conseguenze della celiachia non diagnosticata, come spiega la Presidente di AIC: “Una celiachia non riconosciuta aumenta il rischio di problemi in gravidanza come aborti ripetuti, ritardo di crescita intrauterino, prematurità, basso peso alla nascita, taglio cesareo. In presenza di queste condizioni è opportuno sottoporsi alle indagini cliniche per la celiachia, evitando sia l'autodiagnosi sia di intraprendere una dieta gluten-free senza la certezza della diagnosi. Purtroppo sempre più persone oggi credono di trarre benefici da una dieta di esclusione, spesso a causa dell’effetto placebo. AIC invita chiunque abbia un sospetto di intolleranza al glutine a rivolgersi ad un medico per la prescrizione degli specifici esami: mettersi a dieta senza glutine prima di averli svolti, infatti, preclude da qualsiasi accertamento e mette a repentaglio la corretta aderenza alla terapia e quindi la salute del paziente”.