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Expo We

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Una rete mondiale di donne per "Nutrire il pianeta"

La marmellata della libertà

Turismo e riscoperta di antichi sapori: è la ricetta delle donne di Tatouine per uscire dalla marginalità. Sono venute a raccontarlo a Expo Milano 2015.

di: IAIA PEDEMONTE

Quando le incontri a casa loro, nella piccola città sperduta di Tataouine, profondo sud della Tunisia, stanno intimidite nel salotto buono, dove Salima descrive con professionalità le loro salse sopraffine. Poi ti portano nei campi o in cucina e allora parlano tutte insieme, raccontano che si sono unite per avere più terra, di come hanno imparato dalla vecchia del paese a cercare le erbe, imbandiscono una tavola da favola, regalano mazzi di menta che profumerà ancora dopo mesi al ritorno (non per niente ha avuto il marchio IGP).

A incontrarle in Italia, sembrano già diverse: quattro di loro sono partite dai villaggi, da cui non erano mai uscite, dopo aver ben impachettato marmellate e profumi appena fatti, sono volate nel cuore dell’Italia per una fiera, hanno seguito un corso intensivo presso un’azienda agricola biologica a Firenze, hanno inscatolato ed etichettato decine di barattoli, pronte per parlare di ricette e proporre assaggi (il 9 e 10 ottobre alle 12 al Cluster Biomediterraneo di Expo Milano 2015).

 

Con orgoglio, rappresentano le altre donne di una zona povera ma densa di meraviglie, dove il progetto TITAN (Tataouine Italia Turismo Agricoltura Network, dell’Università di Bologna, Fondazione Alma Mater, ENI) sta sviluppando il turismo alternativo e l’agricoltura. A Ras el Oued, puro villaggio amazigh, dove erbe sconosciute sono state recuperate per infusi, saponi e sciroppi, e a el Ferch, tradizionale zona agricola dove le donne, con gli esperti del progetto, hanno individuato salse, marmellate e zuppe da gran gourmet.

 

“Venite nella regione dei berberi- dice Mariem- abbiamo erbe come la harml e jehuf, che si trovano solo qui”. “Le donne hanno un messaggio di pace - le fa eco Bechir Chibani, Direttore Sviluppo della Regione del Sud Tunisia, venuto in Italia anche per pubblicizzare la sua ignota regione, ma alla fine conquistato dai saperi delle donne - e hanno fatto un lavoro enorme per essere pronte ad accogliere i turisti e diffondere i loro prodotti”.

Forse il merito dei progetti di sviluppo è proprio questo. Dall’utilizzo di piante antiche alla trasformazione dei prodotti della loro terra, come conclude la progettista Ida Ossi, le quattro ragazze di Tataouine in trasferta sono la dimostrazione, “che si può uscire da zone marginali se c’è da mostrare i saperi antichi della terra, portare cose non note, e si impara molto se si fa lo forzo di confrontarsi. Come le donne sanno fare”.

Sembra niente, ma intanto Mariem, Samira, Hajer, Sihem, fanno dimenticare la politica e i conflitti, e sono qui con i loro veli colorati, a vendere marmellata e profumi.

 

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