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Expo We

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Una rete mondiale di donne per "Nutrire il pianeta"

Nikiko Masumoto: coltiviamo il futuro

Dopo la laurea ha scelto di tornare all’azienda agricola di famiglia e battersi per un’agricoltura inclusiva, che veda i giovani nuovamente protagonisti.

Secondo Danielle Nierenberg, presidente dell’organizzazione no profit Food Tank, è una delle 30 giovani donne emergenti nel settore dell’alimentazione e dell’agricoltura. Abbiamo incontrato la coltivatrice e attivista californiana Nikiko Masumoto a Expo Milano 2015, dove ha presentato il Youth Manifesto di Fondazione Barilla sul futuro del cibo, delle persone e del pianeta, alla cui redazione ha partecipato con 80 giovani ricercatori da tutto il mondo. Con Women for Expo ha condiviso la sua storia, segnata da una scelta fondamentale: quella di tornare a coltivare la terra e valorizzare il ruolo delle donne in agricoltura.

 

Lei si è laureata in Studi di Genere e delle Donne prima di diventare agricoltrice. Che cosa crede si debba fare per aiutare le donne rurali a realizzare al massimo il loro potenziale?

 

Credo ci siano due modi di considerare le questioni di genere e dell’agricoltura. Uno è guardare al passato e alla rimozione del contributo della donna: per esempio tutti i miei nonni hanno coltivato la terra, eppure negli Stati Uniti nei censimenti era permesso a solo un membro della famiglia di segnare con una crocetta la voce “agricoltore” e, solitamente, questo spettava all’uomo. Dobbiamo quindi cominciare a valorizzare il contributo delle donne che ci hanno aiutato ad arrivare dove siamo oggi. Poi c’è lo sguardo al futuro e il dovere di chiedersi perché il settore dell’agricoltura sia dominato dagli uomini e che cosa possiamo fare per includere maggiormente le donne e dare loro maggiore riconoscimento. Oggi è imperativo estendere l’inclusività anche alle comunità transgender e omosessuali, dobbiamo eliminare le diseguaglianze di genere e orientamento sessuale. Credo profondamente che non raggiungere questo obiettivo sarebbe un grande spreco di un potenziale enorme di risorse umane.

 

Crede che i nuovi global goals adottati dalle Nazioni Unite alla fine di settembre aiuteranno questo percorso?

 

Spero proprio di si. So che il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti d’America è consapevole del fatto che l’agricoltura non è solo questione di ambiente, ma anche di persone. Ed è per questo che ha lanciato la campagna #Rural Pride che apre le porte alle comunità LGBT nelle zone rurali. Credo che i governi stiano iniziando a rendersi conto che senza giustizia e uguaglianza in questo senso non riusciremo a essere sostenibili. La sostenibilità deve includere le persone, non solo l’ambiente.

 

Diventare agricoltrice ha rappresentato un grande cambiamento nella sua vita. In che modo ha toccato la sua crescita personale?

 

Scegliere la vita da agricoltrice mi ha esposto a domande e sfide che non avrei mai potuto immaginare. Lavoro tutti i giorni la stessa terra che hanno toccato i miei bisnonni immigrati: lavoro con mio padre in un splendido percorso parallelo fatto di rispetto e di confronto quotidiano. È stato più difficile di quanto avessi mai potuto immaginare, ma anche molto più gratificante.

 

Nutrire il Pianeta. Energia per la vita è il tema di Expo Milano 2015. Come possono i giovani contribuire al futuro del pianeta?

 

Credo che i giovani stiano già contribuendo al futuro del pianeta ponendo domande e esigendo un posto di rilievo ai tavoli. Per quanto concerne la mia crescita personale, una delle cose più sagge che mi hanno tramandato i miei avi è il concetto che il lavoro debba essere lento ed costante, che dobbiamo preservare la nostra sostenibilità fisica e mentale poiché potremmo metterci tutta la vita a raggiungere il nostro obiettivo o addirittura non vederlo completato nell’arco della nostra vita . Credo quindi che lo spirito giusto sia trovare una maniera in cui i giovani possano alimentare questa passione in modo che diventi una brace ardente e eterna.

 

Lei è un modello per molte donne. C’è una donna in particolare che lha ispirata?

 

Ho avuto l’onore di conoscere molte donne incredibili. Quelle a cui sono più vicina sono mia nonna, con la sua vita umile, che ha saputo essere un sostegno insuperabile per la famiglia, e mia madre, cresciuta in un caseificio, che assieme a mio padre ha scelto di crescere anche la sua famiglia in un contesto contadino, lavorando duramente fuori dall’azienda agricola per poterci garantire l’assicurazione sanitaria. Guardando invece oltre i confini famigliari devo riconoscere l’impatto enorme che ha avuto sulla mia vita Alice Waters: il suo ristorante Chez Panisse (prima donna a vincere il James Beard Award nel 1992, ndr) ha dato un forte sostegno alla nostra realtà agricola per decenni. Vorrei anche menzionare Jesse Ziff Cool, di Palo Alto: una pioniera del concetto di ristorante come ciclo olistico, che non solo si assicura che le sue materie prime siano di stagione, a km 0 e bio, ma usa anche metodi innovativi per compostare e/o riutilizzare tutti gli scarti e avanzi in cucina.

 

Photo Credits Staci Valentine